Il brand è mobile

Il logo fisso e statico è una delle tante cose che abbiamo dovuto lasciarci alle spalle con la digital revolution. L’utilizzo offline prevedeva la definizione delle dimensioni del marchio o delle sue parti, a seconda che finisse in una campagna stampa o su un biglietto da visita. Ma con l’online è diverso.

Il marchio non deve più solo cambiare dimensioni, deve farsi “responsivo” per adattarsi ai diversi device attraverso i quali può essere veicolato.

Lo riscontro ogni volta che navigo sui siti dal mio tablet: il browser deve ridimensionare le immagini, per mostrarle nella loro miglior resa. E questo ovviamente modifica il percepito di un prodotto e l’esperienza di lettura immediata del consumatore.

Joe Harrison, digital designer londinese, ha avuto un’idea di quelle che, siamo sinceri, tutti noi del settore vorremmo avere, perché è semplice, ma molto più efficace di mille presentazioni. Che ha fatto? Ha applicato la prima regola della comunicazione creativa: show, don’t tell! E quindi ha semplicemente mostrato come alcuni grandi marchi, con qualche accortezza, potrebbero adattarsi a una dimensione più piccola.

Guardatelo anche voi, sul sito responsivelogos.co.uk. Harrison ha operato piccole (e perciò grandi) modifiche, prendendo in considerazione i singoli elementi di ogni logo; li ha messi in relazione con le dimensioni dello schermo e ha applicato i principi della progettazione responsiva non al Brand concepito come un tutto unico, ma ai suoi dettagli, ai particolari che lo caratterizzano.

 

Il risultato è un logo più leggibile, adeguato al contesto e, paradossalmente, più riconoscibile anche se epurato di parti (sfido chiunque a non riconoscere Levis o Kodak nella sua versione Apple Watch). “Il concetto”, dichiara, “mira a spostare il marchio lontano dalle rigide linee guida in un sistema più flessibile e contestuale”.
Operazione perfettamente riuscita.

http://www.joeharrison.co.uk/projects/responsivelogos