Nel segno di John Alcorn

In questi giorni dilatati dagli eventi, i libri tornano a essere la mia compagnia quotidiana. Così mi è tornato in mente lui, il grande maestro di stile, dettagli, ironia: John Alcorn, il graphic designer che ha incantato (non solo) la mia generazione e ha vinto i maggiori riconoscimenti nel settore (American Institute of Graphic Arts, New York Art Directors Club, solo per citarne due).

In Italia ha lavorato tantissimo negli Anni Settanta e ovunque ha lasciato un segno permanente. Suo il primo Brand della Biblioteca Universale Rizzoli, BUR, e i titoli di Amarcord di Federico Fellini. Sue le magnifiche immagini di tantissime copertine di libri.

Cosa mi ha sempre colpito del tratto di John Alcorn? Le curve. I suoi caratteri tipografici e le sue illustrazioni sono un incastro perfetto, fluido, fatto di curve e riccioli che sembrano quasi muoversi, fluttuare. Come nell’Art Nouveau, di cui è stato senza dubbio un grande interprete. L’attenzione al lettering, quella capacità unica di muoversi tra la tradizione iconografica più raffinata e le suggestioni pop dell’estetica dei figli dei fiori – soprattutto nel periodo della sua collaborazione con il Push Pin Studio – hanno segnato un’epoca e dato vita a un vero e proprio stile.

John Alcorn è la conferma che “imporre” un proprio stile richiede leggerezza, capacità di accogliere e trasformare le suggestioni e i contenuti da comunicare, abilità nel muoversi tra il passato e il contemporaneo, e grande audacia. Affacciarsi nel mondo paludato dell’editoria proponendo copertine con donne dai capelli ornati di fiori, colori fluo e grafica psichedelica è stato un gesto di grande coraggio (suo e del committente, come sempre!).Oggi molti suoi lavori sono raccolti nell’Archivio Apice dell’Università Statale di Milano, ma il libro che me l’ha riportato alla memoria è il volume di Moleskine “John Alcorn – Evolution by Design”, che racconta il “backstage” del processo creativo di ogni suo lavoro. Testo che non può mancare nella libreria di qualsiasi creativo. Per tutti gli altri bastano le sue meravigliose cover per Bur, Longanesi, Guanda, Salani…Einaudi vanta uno struzzo regalato da Pablo Picasso al fondatore della casa editrice, Feltrinelli e Mondadori devono il loro Brand a quel geniaccio di Bob Noorda, ma nessuno ha mai più realizzato cover in grado di rendere qualsiasi romanzo un piccolo capolavoro.

image source: Google Immagini