S(tra)filata al bronzo

Ogni anno, ad anticipare le collezioni primavera-estate della Milano Fashion Week, assistiamo alla sfilata della grafica, perché prima dei capi di abbigliamento ci sono loro, i “supporter” delle star: i biglietti d’invito. Che, si sa, devono comunicare qualcosa di più di un appuntamento, per altro quest’anno a numero chiuso.

Senza ombra di dubbio, per la stagione 2020/21 il vincitore è Fendi, che ai suoi invitati (e a quelli che non ha potuto invitare causa Covid) ha recapitato un pacco di pasta Rummo trafilata al bronzo e brandizzata dalla celebre “doppia effe” insieme alla ricetta della nonna per il pesto al limone.

La contaminazione tra cibo, moda e/o design non è una novità. Ricordiamo tutti gli esperimenti di Giorgetto Giugiaro (le tremende Marille!) Philippe Starck per Barilla (Mandala) o i Turbini stampati in 3D, ma la trovata di Fendi si pone in un altro orizzonte.

Non si tratta di firmare dei prodotti in vendita, ma di veicolare una identity coerente con una narrazione personale e con il momento storico.

C’è chi si vota alla disruption (Gucci più e meglio di tutti), stravolgendo codici e stilemi narrativi, e c’è chi sceglie la tradizione: raccontando con eleganza e coerenza la pancia del proprio Paese.

A pochi mesi dal lockdown che ha costretto in casa milioni di italiani, nel mondo frivolo e classista della moda si impone una comunicazione semplice e spiritosa, che recupera la più autentica tradizione italiana.

I miei complimenti a Fendi per aver promosso una cultura d’immensa bellezza e bontà… integrale, ovviamente.