Anelli dinamici

“A new brand appearence” recita il rebranding di Audi. Che infatti non è un vero e proprio rebranding, ma un’apparenza, un’illusione, una suggestione che indirizza lo sguardo a un graphic design flessibile, evocativo di una nuova sensibilità ma sempre e irriducibilmente fedele a se stesso.

 

Il design modulare, che si ispira a quello “atomico”, è stato pensato per essere media-neutral, anche se lo vedo profondamente digitale nello spirito.

Sono sempre scettico sulle regole, in genere sono ottime finché non vengono applicate…

Poche regole, moduli bilanciati

Il diktat che stimola la possibilità di sviluppare moduli di progettazione diversi, ma tutti coerenti e coordinati, potenziando così un’identity che non è più data dall’uso ripetuto di un marchio e delle sue matrici compositive, ma dall’impiego coerente dei suoi moduli.

Effetto che ha investito anche il carattere, rendendo il classico e inconfondibile Audi Type, scalabile nel nuovo Variable che offre la possibilità di regolare l’intensità e il tono dei messaggi.

È un percorso interessante e in continua evoluzione, quello dell’azienda tedesca, che già quattro anni fa passò dagli anelli cromati agli anelli piatti, e introdusse un sofisticato sistema di design.

Ma attenzione all’apparenza: è vero che la fotografia ricercata, il layout essenziale e la tipografia minimale fanno parte del marchio dal 2009, ma qualcosa è cambiato. Ed è proprio questo “qualcosa” a fare la differenza: gli anelli iconici ora possono essere resi in diversi spessori, addirittura ritagliati in modi molto più evocativi e mirati.

Possono variare tone of voice da delicato a audace, da sobrio a sicuro e quindi rafforzare il messaggio, farsi elemento di design integrale e modularsi su singoli gruppi di target.

E con loro anche la combinazione dei colori, che in questa “new brand appearence” è stata ridotta a tre: bianco e nero, per il passato e la continuità di armonia ed eleganza, rosso per l’attitudine all’innovazione e l’apertura al futuro.

La maggiore versatilità creativa crea un’esperienza coerente in tutti i punti di contatto.

Tutto questo, come direbbe il poeta, senza “strappi al motore”, in continuità e come fosse una naturale evoluzione.

Sappiamo tutti quanto sia complesso far evolvere un brand e abbiamo visto anche quanti rebranding non realmente evolutivi sono stati presi recentemente da marchi solidi e famosi (cfr. Peugeot), perciò complimenti ai colleghi di Strichpunkt.