Il gioco della bottiglia

“Ciao, sono una bottiglia di carta”, recita il pack. Ma, quando poi la apri, scopri che al suo interno c’è un flacone di plastica, a contenere il siero ai semi di tè verde di Innisfree, un marchio di cosmetici dell’australiana Amorepacific. Certo riciclabile ed ecologica, ma sempre di plastica (anche se ne utilizza meno della metà rispetto agli imballaggi convenzionali) .

E il mondo dei social è insorto. A scatenare la polemica, un membro del gruppo Facebook “No Plastic Shopping” che ha scritto in un post: “Mi sono sentito tradito!”.
Da lì, il reclamo ufficiale all’istituto che vigila sui casi di greenwashing in Corea del Sud.
L’azienda si è scusata, “abbiamo usato l’espressione “paper bottle” per spiegare il ruolo dell’involucro intorno alla bottiglia”, ha dichiarato in un comunicato stampa, e ha ribadito il proprio impegno sul fronte dell’impatto ambientale dei packaging e varato una serie di iniziative, come una carta fedeltà per chi ricicla le bottigliette di plastica in uno dei negozi della casa madre.

Ma la vera accusa è quella di aver usato un marketing fuorviante. Perché non basta essere impegnati sul fronte della sostenibilità ambientale (ormai lo si dà per scontato) né che la custodia in cartone riduca l’utilizzo della plastica, la comunicazione viaggia su binari diversi. E i consumatori, oggi più che mai, sono persone informate, competenti e attente.
Tradirne le aspettative significa pagare pegno.

Fiducia e conseguente fedeltà devono accompagnare ogni storytelling aziendale, e una buona comunicazione non deve mai dimenticarlo. Forse una head come “I’m a less plastic bottle” o un semplice “Less plastic, more paper” sarebbe bastata a mantenere viva la fiducia e l’illusione di tutti.

 

Nel mondo del packaging quella degli imballaggi plastic free è infatti un’illusione, un sogno al quale è giusto credere, ma che sappiamo essere molto difficile da realizzare. Però ci si deve provare e le possibilità di fare qualcosa di concreto aumentano se si aprono strade nuove. Come per esempio quella che si sta delineando con il progetto PaBoCo: una nuova comunità, più interessante di quelle metropolitane e più utile di quelle virtuali. Sto parlando della neonata “la comunità delle bottiglie di carta”, uno spontaneo consorzio tra grandi Brand che vogliono arrivare alla scoperta del nuovo oggetto magico: la bottiglia di cartone, l’oggetto che trasformerà i rifiuti in qualcosa di pulito.

Il progetto PaBoCo (the Paper Bottle Company), è nato dalla collaborazione di Apla, società specializzata in imballaggi innovativi, con Carlsberg e BillerudKorsnäs, azienda di packaging con collabora con il Brand danese dal 2015, ma poco dopo sono arrivati Coca-Cola, L’Oréal e The Absolute Company. Tutte aziende dalle spalle grosse che hanno capito che per un progetto così ambizioso servivano spalle… ancora più grosse.
Per Carlsberg il prototipo esiste, ma prima di essere messo in produzione bisognerà verificare che “la migliore birra del mondo” non perda in qualità, e definire probabilmente una scadenza diversa da quelle imbottigliate in vetro.

Nei “comandamenti” illustrati da Tim Silbermann, Project Manager Sviluppo prodotti di PaBoCo, si parla una barriera a base biologica che resista alla trasmissione del vapore acqueo e dell’ossigeno, di stampa digitale diretta d’inchiostro sostenibile, di eventuali incisioni laser che ne ridurrebbero ancora di più l’utilizzo, di cappucci in composito bio oppure di carta pura, di miscele di fibre provenienti da fonti sostenibili, di stampaggio in 3D della polpa di tali fibre a base di legno… spalle grosse come dicevo prima.

Ma obiettivo e strategie aziendali per raggiungerlo sono ben chiare, e questa è sicuramente un’ottima notizia. Perché solo attraverso una partnership di grandi marchi possiamo veramente credere che qualcosa cambierà e in meglio.
Poi c’è la questione del cartone, che causa impennata di e-commerce, pare cominci a scarseggiare… ma di questo ci occuperemo un’altra volta.
Per ora il gioco della bottiglia premia PaBoCo e i suoi partner in project, e a loro va il nostro in bocca al lupo.